Hoppostato

Vi racconto la 224…

2 Feb , 2020  

Essendo uno studente pendolare, l’autobus rappresenta il mio pane quotidiano di cui non posso fare a meno. Io e il mio caro mezzo pubblico siamo ormai amici (o nemici, dipende la situazione) da ormai 3 anni e lo apprezzo così tanto che lo rimpiazzerei con un meraviglioso apino.

Ecco, esattamente così. Pure decapottabile di serie 😉


Autobus: veicolo automotore (o trasporto illecito di esseri umani legalizzato) che trasporta esclusivamente persone, anche con bagagli personali, ma anche cani, mammut (pensavate fossero estinti), e qualche mobile se non si vogliono proprio chiamare gli addetti ai traslochi (fonte: Wikipedia)

L’autobus di cui vi voglio parlare è la linea 224, che trasporta gli schiavi… ehm, volevo dire le persone dalla Stazione Centrale di Palermo fino al paesino di Villabate – luogo dove abito – e viceversa.


Vi racconto quindi, la tratta degli schiavi…ehm, scusate. Questa tosse oggi…
Vi racconto quindi, la 224.

7:20 del mattino: partenza dell’autobus, forse. Se l’autista torna in tempo dalla pausa caffè nel bar a 500 metri di distanza, allora forse potrebbe cominciare il viaggio.

Imprevisti della partenza: esattamente. L’umore della vostra giornata potrebbe dipendere da questi tipi di fenomeni, molto comuni tra l’altro.
Oh guarda! Chissà come mai quella bussola del 1944 costruita direttamente da Hitler in persona e che non viene revisionata da allora non si apre.

Se tutte le intemperie sono state evitate, la partenza potrebbe essere garantita.

Ecco, comincia a riempirsi l’autobus di studenti (o zombie, non si capisce dai loro volti) preoccupati per il test di matematica. Ma eccolo! Neanche 2 fermate e sale il mitico cantante neomelodico che non ci priva dei suoi elevatissimi gusti musicali con un impianto stereo che dà la spinta all’autobus, e con impatto zero sull’ambiente. Che evoluzione!

Un altro po’ di fermate e la situazione risulta essere di questo tipo:

224 la mattina, foto a colori

Il riferimento al pesce non è un caso.
Già, perché il solito nobile che non tocca una doccia da tipo 3 settimane è sempre presente, ma ovviamente perché con quei bagnoschiuma non vuole mica rovinarsi la pelle. E non vuole neanche finanziare le multinazionali che stanno dietro a questi prodotti chimici.

Usciti dal paese la situazione si stabilizza per un po’. Tuttavia, la non presenza di ossigeno comincia a farsi sentire trasformando il viaggio in una corsa alla sopravvivenza.

Vi sono alcuni individui che, data la mancanza di posti a sedere, distendono le loro gambe in fondo al mezzo dove vi è una grande finestra; ma l’avventura del nostro amico termina con un “Scinni i duacu” del conducente.
Ecco una semplice espressione matematica:
“Scinni i duacu” = “Potresti gentilmente scendere il tuo deretano da quel posto pericoloso?”.

Nel viaggio si possono udire anche particolari imprecazioni da parte delle genti che, a causa del mancato spazio in autobus, non riescono a salire.
Nel caso di persone che devono scendere, bisogna far svuotare l’intero mezzo per far scendere quella signora nascosta sotto la rampa per la sedia a rotelle per poi fare risalire tutti gli schiav….passeggeri.

Intanto, la batteria dell’impianto del cantante neomelodico si scarica; egli cade in depressione, e muore.

7: e qualche cosa: oltre al signore che puzza di pesce andato a male, si unisce alla tratta…alla festa un emanatore di fumi caciocavalleschi (derivanti dal caciocavallo) esperto. Si narra sia stato lui la causa della radioattività di Chernobyl.

7: e qualche altra cosa: ci siamo quasi, adesso devo scendere dall’autobus. Comincia quindi il terzo conflitto mondiale per la discesa dal mezzo pubblico, composta da sinfonie di pugni, di insulti, di bestemmie, di mamme che parlano di Barbara D’Urso a pomeriggio 5 del giorno prima, e di gare di ascelle putride.

Ecco, vedo la luce.
Respiro aria.
I miei organi vitali ricominciano a funzionare.
I miei polmoni hanno chiesto pietà e l’hanno ottenuta (dopo circa un’ora di viaggio).

E dopo il terzo conflitto mondiale nominato prima, l’umanità si ritrovò a combattere con pietre e bastoni, come disse Albert Einstein.

Tra l’altro la sua faccia assomiglia alla mia dopo essere sceso dall’autobus.

di Dennis Compagno, della redazione di Impreparati




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